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Storie e Leggende sul territorio

Sa Panixedda

A proposito di tradizioni, riportiamo un rito particolarmente sentito nella comunità di Escalaplano

Nel territorio sono numerosi i riti che ancora vivono nel cuore delle nostre comunità. Riti legati alla tradizione, le cui radici affondano nella religione cattolico-cristiana o nell’ancor più lontano paganesimo, e come spesso accade, sono il risultato -estremamente affascinante- del sincretismo che ha portato ad una “rilettura” o “adattamento” di uno specifico rito pagano in chiave religiosa.


Vi proponiamo il racconto di un rito particolarmente sentito nella comunità di Escalaplano: Sa panixedda. Le parole sono di Marco Lampis -Sindaco di questa comunità- che come cittadino sente forte il legame con le tradizioni del luogo, e ci restituisce quel senso di appartenenza che spesso altrove è già svanito o rischia di svanire. Parole evocative e nel contempo cariche di amarezza, perché la pandemia in corso -imponendoci restrizioni e rinunce- ci priva della naturale socialità di cui siamo fatti. Parole nostalgiche che lasciano poi il posto alla speranza, perché nel prossimo anno potremo tornare ad essere comunità in festa. Grazie Marco.

“Sa Panixedda”, una delle più belle tradizioni del nostro Paese, ricorre nella notte tra il 15 e il 16 gennaio.

Una notte magica e piena di suggestione, solitamente molto fredda, ma non abbastanza da far desistere i nostri bambini e le nostre bambine dal lasciare il calduccio del proprio letto, per ritrovarsi in strada, a piccoli gruppi, a girovagare e avvistare i camini fumanti e le luci accese delle case le cui famiglie offriranno “Sa Panixedda”.

Un paese che a notte fonda si anima di un vociare festante, con le strade che si popolano di bambini, anche figli di escalaplanesi emigrati, che tornano per condividere con noi questa tradizione.

Riecheggia in ogni angolo dell’abitato quel coro, l’invito ad essere accolti nelle case: “Aa… aa… aa… Paanixeedda!”

Le case degli escalaplanesi che hanno invocato l’intercessione di Sant’Antonio o che devono ringraziarlo, si illuminano e si scaldano, per accogliere i piccoli ospiti, che si spostano di casa in casa portando in spalla una sacchetta bianca (Sa coscinera) nella quale riporre il dono de Sa Panixedda (un piccolo pane o un dolce).

Quando in qualche casa la famiglia è già in piedi, ma per altre ragioni, uno dei componenti, sentendo il richiamo dei bambini, si affaccia e risponde loro: “Non nd’eus fatu!I bambini implacabilmente replicano: “Ancu ti nci papit su culu su gatu!

Quest’anno, purtroppo, tutto questo non si è potuto fare.

Non serve che vi spiego le ragioni, perché le conoscete. A casa nostra solitamente offriamo Sa Panixedda e di solito accolgo e saluto i bambini. Sono momenti bellissimi, che non ho voluto vivere ricordando loro di igienizzare le mani, indossare la mascherina e facendoli entrare uno per volta, rischiando di essere o diventare vettore di contagio. Non ci sarebbe stata nessuna suggestione e non si sarebbe vissuto alcun momento magico.

Preferisco attendere un altro anno e conservare il ricordo delle tante nottate ormai trascorse de Sa Panixedda. Vivremo meglio Sa Panixedda 2022!

M. L.