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Storie e Leggende sul territorio

Il grande Maestro Tziu Fieli Urru e l’arte “de sa cantada campinadesa”

A proposito di personaggi e tradizioni, andiamo questa volta a Burcei

All’interno delle nostre comunità vivono peculiari forme d’arte tradizionale, tramandate alle nuove generazioni affinché queste non recidano le proprie radici bensì possano, attraverso di esse, far crescere e poi fruttificare questi preziosi doni. È questo il caso rappresentato da is cantadoris di Burcei di cui ci narra Simone Monni -che ringraziamo per la preziosa collaborazione- primo cittadino nonché appassionato esponente di questa antichissima arte: Sa cantada campidanesa. Simone, insieme ad altri giovani del suo paese, ha deciso di prendersi cura del dono lasciato da un insigne compaesano, il grande Maestro Tziu Fieli Urru.


Burcei “sa bidda de is cantadoris

Grazie all’eredità culturale lasciata da Raffaele ‘’Tziu Fieli’’ Urru, Burcei nel tempo si è conquistata la nomea di “Capitale de sa cantada campidanesa’’. In un periodo storico in cui la poesia improvvisata, in quasi tutta la Sardegna, ha subito una profonda crisi, connotata da un calo di improvvisatori e di pubblico, proprio a Burcei si è verificata, invece, un’inversione di tendenza, che ha permesso il mantenimento e, successivamente, la crescita di popolarità di questa antichissima pratica poetica. Nel paese si contano attualmente numerosi poeti improvvisatori professionisti, tra cui il più giovane in attività Luigi Zuncheddu e Simone Monni, l’attuale sindaco.

Burcei è il comune capofila del “Parco culturale letterario dei cantadoris’’, che verrà ampliato e valorizzato nel corso dei prossimi anni, con l’intento di coinvolgere altri comuni, affinché si possa collaborare alla tutela ed alla messa in luce di quello che risulta essere uno dei più importanti patrimoni culturali dell’intera isola.

Nel 2019 a Raffaele Urru è stato dedicato un murale che rappresenta un suo famoso mutetu improvvisato proprio nel suo comune, in occasione di una gara poetica in piazza.

Ma chi era Raffaele o meglio Fieli Urru?

“Fieli (Raffaele) Urru nasce a Burcei nel 1931, centro dedito all’economia pastorale e marginale rispetto alla tradizione poetica maggiore del tempo. Negli anni cinquanta è servo pastore, appassionatissimo di poesia, e trascorre le sue lunghe giornate solitarie a cantare appresso al gregge. Viene notato dal suo principale, anch’egli amante dell’improvvisazione, che si impegna a offrirgli la possibilità di misurarsi con i grandi in una gara pubblica. Il suo talento trova subito un’ampia schiera di sostenitori, Chichinu Loddi si prende cura di lui, lo corregge nelle espressioni e nel portamento, lo introduce nel circuito delle piazze più importanti del Campidano e del Sulcis. Successivamente si trasferisce a Quartu, dove svolge il mestiere di autotrasportatore, si dedica alla sua famiglia, e qui muore il 23 giugno del 1992.
 La carriera
 I primi anni della sua lunga carriera lo vedono misurarsi degnamente con i più affermati cantadoris del periodo come Pillittu, Taccori, Melis, Broi, e gli stessi Moi e Farci. Da parte sua il giovane Fieli è, in questa prima fase, un improvvisatore arguto e rispettoso dei ruoli e dell’etica che i più anziani pretendono, coraggioso ma non avventato. Agli inizi degli anni settanta, dopo due decenni di carriera sui palchi segnati da un continuo progresso nella vocalità e nell’arte compositiva, appena quarantenne, è già considerato un maestro. L’unico avversario a tenergli testa è Giuanni Broi, di vent’anni più anziano di lui, tutti gli altri sono costretti a riconoscere la superiorità del suo talento e il fortissimo carisma.
 Lo stile 
 Urru è dotato di una voce dal timbro caldo e suadente, ricca di melismi e fioriture, e sa esaltare la forza del testo come solo Loddi prima di lui sapeva fare. Nella dialettica della gara è astuto e mordace, tatticamente è un attendista, i suoi attacchi non sono mai avventati e, se le condizioni non lo permettono, è capace di orientare il discorso su un territorio a lui più congeniale, preparando la stoccata. Nella sua fase di maturità, inoltre, rivolge un’attenzione particolare alla pulizia del linguaggio che in una fase precoce amava ornare di italianismi, e ritorna alla purezza del sardo più genuino, mettendo a frutto anche la sua esperienza all’interno di quel mondo agricolo e pastorale nel quale era cresciuto.
 Un maestro
 Fieli Urru ha portato nell’improvvisazione campidanese uno sviluppo nuovo, sia nelle forme melodiche che in quelle dialettiche, attraendo verso questo suo stile rinnovato gran parte dei successori. Riuscì, infatti, a tramandare la passione per la poesia campidanese e instradare diversi giovani cantadoris oggi in attività come Antonio Pani e Eliseo Vargiu. Inoltre, la sua parola fu fondamentale per gli esordi dei suoi compaesani Pasquale Sanna e Roberto Zuncheddu. Ancora oggi risulta essere una fonte di orgoglio e d’ispirazione per i giovani talenti burceresi e non, che si affacciano verso il panorama della poesia estemporanea in lingua sarda.” 
Tratto da: Enciclopedia della Musica sarda, opera multimediale a cura di Francesco Casu e Marco Lutzu, pubblicata nel 2012 dal quotidiano L'Unione Sarda 
Vi invitiamo a leggere alcuni estratti dei suoi Mutetus