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Storie e Leggende sul territorio

I nostri luoghi nel passato: la Trexenta

Una serie di quattro articoli per raccontare un Viaggio molto speciale che ha interessato ognuna delle regioni che compongono l’area GAL SGT: Sarrabus, Gerrei, Trexenta, Campidano di Cagliari

L’esplorazione che nel lontano 1800 ha portato il famoso geografo, geologo, naturalista Alberto La Marmora a percorrere la Sardegna intera.
Un itinerario affascinante, non a bordo di un veicolo che ingabbia e separa dal paesaggio ma in groppa ad un cavallo!

Un viaggio lento e accurato, nella sua essenza più profonda: conoscere per capire.

Le descrizioni ci offrono oggi un suggestivo spaccato sui nostri luoghi, una preziosa testimonianza su come appariva il nostro Territorio ad un viaggiatore forestiero dei tempi trascorsi.

La quarta tappa ci porta nei paesi della Trexenta!


Il terreno fino al ponte di Bangius è un po’ accidentato, soprattutto a est dove avanza un contrafforte del monte granitico di Donori che si prolunga fin sopra Bangius; lo chiamano Monte Uda, Dietro al contrafforte si trova il villaggio di Sant’Andrea Frius […].
Nel ponte di Bangius lo scenario cambia: si vede soltanto una specie di pianura o piuttosto un bacino leggermente ondulato detto “Trexenta”; è popolato di villaggi: alcuni come
 Arixi, San Basilio e Sisini, sono ai piedi o sui versanti delle colline terziarie che delimitano il bacino a destra; dalla parte opposta si notano specialmente Ortacesus, Guasila, Guamaggiore, Selegas e Seuni, mentre al centro della pianura la grande strada attraversa i popolosi villaggi di Senorbì e Suelli.

Suelli fu un tempo sede episcopale, a datare da San Giorgio Vescovo della Barbagia, al quale Torgotorio I, Giudice di Cagliari, donò questo villaggio per tenere vicino a sé quel santo prelato.[…]
La figura di San Giorgio di Suelli è molto popolare in tutta l’Isola, soprattutto nella parte montuosa, detta ancora oggi “Barbagia”. La chiesa parrocchiale di Suelli, dedicata a San Pietro, è antichissima; si sostiene che la sua costruzione risalga ai tempi in cui viveva il San Giorgio in questione e cioè prima dell’anno 1113 nel quale morì. Vicino alla chiesa c’è il santuario dedicato al santo e molto frequentato dai devoti.

Il bacino della Trexenta, nonostante la grande fama di fertilità dovuta alle colture cerealicole, colpisce il viaggiatore per la totale assenza di alberi prodotta principalmente dalla mancanza d’acqua: difetta anche d’acqua potabile, e quella che si beve è salmastra oltrechè rarissima. Le persone agiate dei paesi la mandano a prendere molto lontano.
Ho tuttavia dei dati geologici e stratigrafici sufficienti per credere che delle prove di scavi artesiani in questi luoghi sarebbero coronate da grande successo. […]


Superato il villaggio di Seuni si incontra una salita che porta a un altipiano composto anch’esso di terreni terziari; si vedono a destra, un po’ in lontananza, i bei paesi di 
Siurgus e Donigala […] mentre verso ovest si vedono sorgere le cime marnose di Punta Acuzza (“Punta Acuta”) e il Monte Corona sotto il quale si nasconde il fangoso villaggio di Gesico
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Longhi M. G. (a cura di, 1997), Alberto Della Marmora, Itinerario dell’Isola di Sardegna, Vol. II, Ilisso, Nuoro, pp. 10 – 11.

Titolo originale: Itinéraire de l’Ile de Sardaigne, pour faire suite au Voyage en cette contrée, tome I-II, Turin, Fréres Bocca, 1860.