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Storie e Leggende sul territorio

I nostri luoghi nel passato: il Sarrabus

Una serie di quattro articoli per raccontare un Viaggio molto speciale che ha interessato ognuna delle regioni che compongono l’area GAL SGT: Sarrabus, Gerrei, Trexenta, Campidano di Cagliari

L’esplorazione che nel lontano 1800 ha portato il famoso geografo, geologo, naturalista Alberto La Marmora a percorrere la Sardegna intera.
Un itinerario affascinante, non a bordo di un veicolo che ingabbia e separa dal paesaggio ma in groppa ad un cavallo.

Un viaggio lento e accurato, nella sua essenza più profonda: conoscere per capire.

Le descrizioni ci offrono oggi un suggestivo spaccato sui nostri luoghi, una preziosa testimonianza su come appariva il nostro Territorio ad un viaggiatore forestiero dei tempi trascorsi.

La seconda tappa ci porta nella bellissima regione storica del Sarrabus, in cui si trovano i paesi di Villaputzu e SanVito, che fanno parte del nostro GAL.


Gli straripamenti del Flumendosa coprono il suolo della pianura con uno strato di limo fertilissimo, cosa che nel paese di Muravera fa dare al fiume il nome di “Nilo della Sardegna”.

Questa reputazione di fertilità è confermata dal vigore della vegetazione naturale e artificiale della zona; le arance qui prodotte sono migliori di quelle della valle di Milis e paragonabili a quelle di Malta; sia questi frutti che tutti gli altri prodotti della terra, cereali compresi, qui sono più precoci di un mese rispetto alle altre parti dell’Isola.
Muravera è il capoluogo della circoscrizione; è posta sulla riva destra del fiume, mentre Villaputzu, che si trova quasi di fronte, sta sulla riva sinistra, a meno di due chilometri di distanza; più lontano si vede il villaggio di San Vito, situato a monte e sulla destra del Flumendosa. I tre centri costituiscono il Sarrabus propriamente detto.

I monti della regione sono ricchi di metalli, soprattutto Monte Nieddu, Monte Narba e Monte di Gennargiolas (“Porta dei venti”).
Vicino a una piccola collina conica, che si eleva sulla pianura, a poca distanza da Villaputzu verso il mare, e che proprio per il suo profilo gibboso viene chiamata Gibbas, si è iniziato lo sfruttamento di un filone piombifero abbastanza ricco; purtroppo il luogo è attorniato da paludi e stagni, che rendono l’aria insalubre per una parte dell’anno; durante quel periodo gli impresari stranieri che siano rimasti indenni da malattie sono costretti a lasciare il paese per oltre sei mesi.

Una volta tornati, trovano le gallerie sotterranee talmente piene d’acqua e così danneggiate, da richiedere almeno un mese di lavoro per il prosciugamento; così, senza contare le malattie spesso mortali, alle quali sono soggetti gli operai e gli stessi dirigenti, si aggiunge un surplus di perdita di tempo e di spesa, che non è minimamente compensato dalla quantità e natura del minerale, perché questo minerale, benché di buona qualità, non è che piombo.

Vicino a Gibbas si vede la torre detta “di Porto Corallo” e non “Porto Cavallo”, come si è scritto da qualche parte. Sorge vicinissima al mare e presiede una specie di porto dove vengono imbarcate in particolare le derrate del paese e soprattutto il minerale di Gibbas; la torre fu attaccata nel 1812 dai pirati barbareschi che però, dopo averla occupata, furono messi in fuga dagli abitanti di Villaputzu.



Longhi M. G. (a cura di, 1997), Alberto Della Marmora, Itinerario dell’Isola di Sardegna, Vol. I, Ilisso, Nuoro, pp. 200 – 202


Titolo originale: Itinéraire de l’Ile de Sardaigne, pour faire suite au Voyage en cette contrée, tome I-II, Turin, Fréres Bocca, 1860.