Sarrabus

Oltre alle acque cristalline che lambiscono le sue spiagge e le sue scogliere, in buona parte presidiate da torri aragonesi, come quelle di Porto Giunco e di San Luigi, il Sarrabus è ricoperto da una fitta vegetazione in cui i profumi di corbezzolo, lentisco, mirto, lecci, querce si mescolano generando fragranze intense.

 

Questo accade soprattutto nel Parco dei Sette Fratelli o nelle foreste montane di Villaputzu, nei cui pressi sorgono anche le miniere calcaree di Gibbas e S’Acqua Arrubia: l’area del Sarrabus, con i suoi giacimenti, fa parte dell’importante Parco Geominerario della Sardegna.

Le miniere d’argento del monte Narba sono state la svolta per San Vito, paese di vocazione agricola, ma anche artigianale: oltre ad una ricca produzione di cestini, vanta la preparazione delle launeddas, tipico strumento a fiato a tre canne.
I tesori lasciati dall’uomo nel corso della storia amplificano la bellezza dei suoi luoghi come le domus de janas inglobate nella chiesa di San Priamo a San Vito, oltre ai nuraghi di S’omu’e s’Orcu nella piana di Santa Giusta e quello di Asoro nei pressi di San Vito.
Nel museo archeologico di Villasimius, attraverso le quattro sale che lo compongono, è possibile ammirare reperti provenienti dagli scavi nelle aree nuragiche e da recuperi effettuati a media ed alta profondità, così come la ricca ed efficace sezione dedicata ai fenici, nella quale si offre una ricostruzione della cultura e degli usi del popolo del mare.

  • San Vito (Sarrabus)

    San Vito (Sarrabus)

    Adagiato fra i monti del Sarrabus sorge il paese di San Vito, in un paesaggio ricoperto da foreste di lecci, querceti, roveri ed irrorato dal corso d'acqua Flumini Uri. Il toponimo deriva dal santo protettore a cui è intitolata la chiesa parrocchiale. San Vito è inserito in un territorio frequentato fin dall'epoca preistorica, protostorica ed in periodo punico e romano, come dimostrano gli insediamenti in località Santa Maria e i nuraghi Asoru e Santa Suia. Ma l'attuale centro urbano venne fondato alla fine del XV secolo; successivamente entrò nel sistema politico e amministrativo spagnolo per poi passare sotto il marchesato di Quirra. L'articolazione urbana si compone di abitazioni costruite secondo gli schemi propri dell'edilizia della Sardegna meridionale, comprendenti ampi cortili interni e grandi portali lignei.

    Con la confinante Muravera, San Vito condivide un territorio costellato di miniere d'argento, come quella di Monte Arba, un tempo ricchissima ed oggi dimessa. Non distante da San Vito sorge la frazione di San Priamo, vicino allo stagno di Colostrai, importante specchio d'acqua della Sardegna meridionale, frequentato da rare specie avifaunistiche.

    Di grande suggestione è la formazione calcarea di Monte Lora, un rilievo che sembra modellato per raffigurare un profilo muliebre. San Vito è un rinomato centro di lavorazione tessile, con una ricca produzione di coperte, tovaglie e tappeti. Per i tappeti si utilizza la tecnica "a pibiones", vale a dire "ad acini", che conferisce ai tessuti uno straordinario mix di morbidezza e consistenza.

    Di sicuro interesse storico la chiesa di San Lussorio, ubicata ai margini dell'abitato. Il santuario presenta linee semplici, sostenute da due massicci contrafforti; l'interno, a navata unica, ha copertura in legno e volta a botte. La parrocchiale, costruita prima del 1761, è intitolata a San Vito martire. Alla periferia dell'abitato si trovano le chiese di San Lussorio e Santa Maria di Orrea; nel territorio si trovano le chiese campestri di Santa Barbara, San Vincenzo, San Giorgio e Sant'Antonio.

    Nei pressi dell'abitato sorge il nuraghe Asoro, costituito da una torre centrale a pianta circolare e cinta da cortina muraria. Nella vicina frazione di San Priamo sorge la chiesa omonima, il cui impianto risale all'XI secolo ma con interventi seriori collocabili tra il XVI e il XVII secolo. All'interno della chiesa, inglobata da una piccola cappella di epoca medioevale, si trova una domus de janas, sede di celebrazione di un antichissimo culto delle acque.

    Di sicuro interesse, nel mese di giugno, la sagra di San Vito. L'evento prevede una processione solenne per le vie del paese con il simulacro del santo accompagnato da traccas (carri tradizionali addobbati a festa). Dopo i riti religiosi i gruppi in costume si confrontano in una gara di ballo con il sottofondo delle launeddas, caratteristico strumento musicale di origine remota. Non è un caso, infatti, che a San Vito si trovi una scuola di launeddas frequentata da musicisti interessati ad acquisirne la tecnica o a perfezionarla.

    Alla fine del mese di luglio si svolge la Rassegna dell'Artigianato Sarrabese, in occasione della quale vengono esposti manufatti tessili e propri dell'artigianato rustico. Molto saporita e gustosa la gastronomia locale: "is culingionis de patata e casu", gli arrosti di capretto e capra, i dolci con sapa di fichi d'India e il vino Cannonau.

    Nell'ultima decade di luglio si svolge la sagra di "Sa prazzira e de sa pezza de craba": la prima è la pizza locale, particolarmente gustosa perché realizzata con ingredienti locali genuini; la seconda è la carne di capra, contraddistinta da un sapore forte e deciso.

    Fonte: Sardegna Turismo (http://www.sardegnaturismo.it)


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  • Villaputzu (Sarrabus)

    Villaputzu (Sarrabus)

    Situato alle falde delle colline del Sarrabus, il paese di Villaputzu si innesta in una piana alluvionale del fiume Flumendosa, non lontana da uno splendido tratto costiero della Sardegna sud orientale. Il toponimo deriva dal latino "villa", cittadina, e dal sardo campidanese "putzu", che significa pozzo ed allude all'abbondante presenza di acqua nel suo territorio. Questo conferma la sua antichissima frequentazione umana, documentata dai ritrovamenti dislocati in aree di interesse storico.

    Il suo territorio è costellato di testimonianze materiali risalenti ad un'epoca antichissima: domus de janas nella località di Torre Murtas, numerosi nuraghi; resti della città fenicia di Sarcapos risalente al 600 a.C. Questa città, che peraltro dà il nome al territorio del Sarrabus, era un importante insediamento commerciale frequentato dai Fenici nella rotta verso l'Etruria. Divenne successivamente romana rivestendo una tale rilevanza da essere inserita nell'Itinerarium Antonini del II secolo a.C. Nel Medioevo fece parte della curatoria di Tolostrai, nel giudicato di Calari; in un secondo momento entrò a far parte, insieme con il castello di Quirra, nei possedimenti di Giovanni Visconti, signore della Gallura. Infine divenne feudo dei Carroz. L'abitato si articola in una rete di stradine che gravitano intorno alla parrocchiale di Santa Caterina di Alesandria e su cui si affacciano le tipiche e tradizionali abitazioni in pietra.

    L'attuale parrocchiale è dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, costruita a cavallo tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento in sostituzione dell'antica parrocchia dedicata a San Giorgio Martire. All'interno dell'abitato, tra l'altro, sorgono l'oratorio del Rosario, del 1797, e la chiesa di Santa Brigida, edificata nel XVI secolo.

    Nella vicina frazione di Quirra, sulla cima di un colle, si trova il castello omonimo, ormai ridotto in ruderi ma permeato da un grande fascino: al castello è legata la leggenda di Donna Violante Carroz, nobildonna avida e spietata che avrebbe sotterrato in una montagna un telaio d'oro e avrebbe trovato la morte precipitando da un alto dirupo. L'impianto del castello si deve ai giudici di Cagliari, che lo costruirono fra il XII e il XIII secolo.
    Non distante si erge la chiesa romanica di San Nicola di Quirra, costruita in mattoni rossi e risalente al XII secolo. Essa si compone di navata unica con abside semicircolare. Si tratta di uno dei due soli edifici romanici in mattoni esistenti in Sardegna.
    Vicino a Villaputzu, inoltre, si trovano le miniere dismesse di Gibas e S'Acqua Arrubia. Di sicuro interesse il sito archeologico di Sarcapos, sulla collina di Santa Maria, dove sono stati rinvenuti importanti reperti della civiltà fenicia, attica ed etrusca.

    Non mancano siti di rilevanza geologica, come il complesso ipogeico di Is Angurtidogius. Vicino alla costa si trova Porto Corallo, il cui nome evoca la ricchezza di coralli che abitano i fondali del mare; oggi è un approdo peschereccio, ma nell'antichità era utilizzato per l'imbarco dei prodotti minerari dell'interno. La spiaggia è dominata dalla torre cilindrica spagnola risalente al Cinquecento. Nei pressi di Porto Corallo è inoltre ubicato il castello di Gibas, costruito dagli Spagnoli per proteggere le coste dalle incursioni barbaresche.

    Ma Villaputzu vanta altresì splendidi tratti costieri, su cui insistono le frazioni di Murtas e Quirra: un'incantevole sequenza di tratti rocciosi e sabbiosi lambiti da acque smeraldine. Sorvegliano le coste sette torri aragonesi risalenti al XVII secolo: geometriche forme tronco coniche che si stagliano su un paesaggio marino mozzafiato.

    Il 17 gennaio le strade del paese si animano in occasione della festa di Sant'Antonio, che prevede l'accensione di numerosi falò. Nel mese di agosto si tiene la mostra dell'artigianato e la sagra dl ballo sardo, una manifestazione accompagnata dal suono caratteristico delle launeddas.
    Il 31 ottobre Villaputzu vive un momento di divertimento collettivo nella manifestazione di Is Animeddas: fin dalle prime ore del mattino gruppi di ragazzini circolano con un sacco in spalla impegnati nel contendersi il primato di ricevere dagli abitanti del paese il più consistente numero di doni, da procacciare formulando la domanda "Mi das faidi is animeddas?". L'offerta elargita ai giovani altro non è che il simbolo di un omaggio ai propri cari defunti.

    Villaputzu è inoltre rinomato centro di produzione enologica, che comprende i vini Nuragus e Monica. Fonte: Sardegna Turismo (http://www.sardegnaturismo.it)


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